mamma lavoratrice

Donne e mamme: quanto costa essere sé stesse

di Sara Avesani | 24 Novembre 2025

Novembre è il mese in cui le giornate si accorciano e le riflessioni si allungano. È anche il mese in cui, il 25, ricordiamo la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. E forse dovremmo parlarne anche così: di quelle violenze sottili, culturali, che non lasciano lividi ma pesano. Quelle fatte di giudizi, aspettative.

Nel 2025, essere madre e lavorare è ancora un campo minato. Se torni al lavoro troppo presto, “poverino, tuo figlio”. Se torni tardi, “non ti manca fare qualcosa per te?“. Full-time? Sei una madre assente. Part-time? Non farai mai carriera. “Davvero ti appoggi a una babysitter?” È un’estranea. “Ti aiutano i nonni?” Non è giusto siano sempre disponibili. E tu, nel mezzo, cerchi solo di fare del tuo meglio.

Scrivo questo pezzo per dirlo: serve libertà, non perfezione. Fare la madre e lavorare non è una colpa, ma un atto di forza, talvolta obbligato. E a chi spara sentenze, regala un sorriso – quello di chi sa che la vera rivoluzione è scegliere, ogni giorno, di restare sé stesse. Ed essere sé stesse significa anche imparare a dire “no”, a chiedere aiuto senza vergogna, a non confondere la cura con la rinuncia. Significa smettere di inseguire un modello di donna impeccabile – sempre produttiva, presente – e accettare che l’equilibrio non è una meta, ma un continuo riadattarsi. C’è potenza nella vulnerabilità, dignità nella stanchezza, bellezza nell’errore. Ogni volta che una donna si mostra come è, rompe un piccolo ingranaggio di un sistema che la vorrebbe silenziosa. Proprio da lì, può nascere un modo nuovo di stare al mondo: più giusto, più umano.

Anche se come donne continuiamo a subire difficoltà e ingiustizie, non dobbiamo ignorare i passi che abbiamo fatto. Non dobbiamo indietreggiare mai, neanche di una virgola, neanche di una parola. Ogni conquista, ogni voce che si alza merita di essere difesa con ostinazione e orgoglio. È poco, forse, lo so ma è la nostra unica forza. Quella forza che, pur con rammarico, scopro essere ancora oggi la nostra più grande risorsa. Quindi, continuiamo a camminare, anche quando il mondo sembra volerci fermare.