Giorgio Piacentini direttore dell’Uoc Pediatria C dell’AOUI di Verona(6)

Giorgio Piacentini: «L’asma è la malattia cronica più frequente del bambino»

di Claudio Capitini | 14 Novembre 2025

L’asma pediatrico è oggi la malattia cronica più diffusa nell’infanzia e rappresenta una delle principali sfide per famiglie, pediatri e strutture sanitarie. A Verona, il Centro Regionale Specializzato dell’Azienda Ospedaliera offre ai piccoli pazienti un percorso diagnostico-terapeutico all’avanguardia, illustrato anche nel recente congresso nazionale coordinato dal professor Giorgio Piacentini, direttore di Pediatria C dell’AOUI di Verona e docente di Pediatria generale e specialistica all’Università di Verona. Ospite di Verona Salute, Piacentini ha approfondito i segnali da riconoscere, le terapie più efficaci e le prospettive aperte dalle nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale.

L’asma è davvero così diffusa nei bambini?

L’asma è la malattia cronica più frequente del bambino: riguarda circa un bambino su dieci, con percentuali anche più alte in Paesi come l’Inghilterra. È una condizione che si manifesta con segnali relativamente facili da cogliere, se li si conosce: tosse secca persistente, soprattutto quando il bambino corre o durante la notte, e respiro sibilante. Quest’ultimo può essere percepito dal genitore anche semplicemente avvicinando l’orecchio alla bocca del bambino.

Quali sono i principali fattori ambientali e di rischio che influenzano l’asma pediatrico?

I fattori ambientali e climatici possono intervenire, in modo più o meno diretto, sulla frequenza dell’asma. Negli ultimi anni i pollini sono cambiati nella loro stagionalità, nella modalità di espressione e persino nella composizione, a causa sia del clima sia dell’inquinamento. Queste modifiche possono incidere sull’allergia e quindi sulla proporzione dei casi nella popolazione. A questo si aggiungono altri elementi: chi vive vicino a strade o incroci molto trafficati è maggiormente esposto agli inquinanti, con un rischio più diretto di stimolare il broncospasmo. Esistono poi fattori infettivi, perché il virus rappresenta in assoluto il principale scatenante di una crisi asmatica nei bambini. Alcuni allergeni sono particolarmente attivi, come le muffe, in particolare l’Alternaria, che si trova sulle foglie secche e ha un comportamento molto vivace nello scatenare i sintomi. Anche altri fenomeni ambientali, come i temporali, possono avere un ruolo: contrariamente a quanto si pensa, non “lavano” l’aria, ma la ionizzano, mantenendo i pollini sospesi e favorendo crisi asmatiche anche intense, talvolta in modo inaspettato.

Quali sono i campanelli d’allarme nei bambini piccoli?

Non è il singolo colpo di tosse a dover preoccupare. Ciò che deve allertare è la tosse associata alla fatica a respirare, alla difficoltà nel gestire il respiro o al respiro sibilante, quello che comunemente chiamiamo broncospasmo. Nei bambini più piccoli il broncospasmo compare molto spesso durante i periodi infettivi: anche un banale raffreddore può scatenarlo, e qualche studio indica che un bambino su due può presentare almeno un episodio nei primi anni di vita. Ci si deve preoccupare quando questi episodi diventano ricorrenti o gravi, ad esempio quando richiedono l’impiego di corticosteroidi o portano a ricorrenti accessi al Pronto Soccorso. In questi casi, soprattutto se in famiglia c’è una familiarità per allergie o per asma, è importante parlarne con il pediatra o con lo specialista, per capire se esistono i presupposti per un’evoluzione verso la malattia.

Si può confondere una crisi asmatica con un’infezione come il Covid?

Oggi il Covid si presenta con sintomi che ricordano più quelli dell’influenza: rinite, cioè raffreddore, e tosse, che può essere talvolta secca ma spesso anche più profonda, simile alla tosse da bronchite. La febbre è frequente nel Covid, anche se non sempre presente. Nell’asma, invece, la febbre è un evento molto raro, a meno che il broncospasmo non sia provocato da un’infezione virale. Non è sempre semplice, soprattutto per le famiglie, distinguere le due condizioni. Se però ci si rivolge al pediatra, il medico ha diversi elementi clinici per differenziare le forme. E non è esclusa la possibilità che le due situazioni coincidano: un bambino può avere il Covid e, nello stesso momento, una riacutizzazione dell’asma.

Quali attenzioni servono a scuola, dove le infezioni circolano facilmente?

Molto dipende dal livello scolastico. Le difficoltà maggiori si riscontrano nella scuola dell’infanzia, dove la promiscuità è inevitabile e i bambini tendono a scambiarsi oggetti e a toccarsi con grande facilità. In questi contesti il pediatra può suggerire alcuni interventi per sostenere le difese immunitarie, anche attraverso supporti non necessariamente farmacologici. Gli insegnanti, dal canto loro, possono intervenire sulle buone abitudini quotidiane: insegnare a lavarsi spesso le mani, evitare di tossire uno addosso all’altro e, se possibile, tossire nella piega del gomito. Sono regole semplici, ma la loro applicazione dipende molto dall’età e dal grado di autonomia del bambino: è difficile chiederle a un bimbo della scuola materna, mentre diventano via via più realistiche negli anni della scuola primaria.

Come si cura e come si gestisce l’asma pediatrico?

Più che di sola cura, è corretto parlare di gestione dell’asma. Una parte fondamentale consiste nell’insegnare alle famiglie come usare correttamente la terapia inalatoria. Gli spray predosati vanno sempre utilizzati con il distanziatore: spruzzarli direttamente in bocca, come spesso si vede nei film, è un errore che riduce l’efficacia e aumenta gli effetti collaterali. Per questo pediatri e infermieri devono verificare regolarmente la tecnica di utilizzo. Oggi abbiamo a disposizione farmaci moderni, molto leggeri e con effetti collaterali minimi, che agiscono direttamente nel polmone. Se somministrati correttamente, permettono al bambino di recuperare rapidamente una vita normale.

Cosa sono i farmaci biologici per l’asma grave?

I farmaci biologici sono l’ultima frontiera per l’asma pediatrica: anticorpi monoclonali progettati per agire su specifici meccanismi dell’infiammazione, come veri e propri interruttori da modulare. Sono indicati per meno del 5% dei bambini, cioè i casi di asma realmente grave. Prima di considerarli, è essenziale distinguere l’asma grave dall’asma difficile da trattare, che spesso dipende da un uso scorretto della terapia. Quando il trattamento è eseguito bene e il controllo non si raggiunge comunque, le linee guida prevedono il ricorso ai biologici, che permettono anche di evitare i corticosteroidi per bocca, associati a effetti collaterali più importanti. Sono quindi una risorsa preziosa per una piccola percentuale di pazienti che necessita di terapie più avanzate.

L’intelligenza artificiale sta entrando anche nella cura dell’asma?

Sì, e rappresenta una delle novità più promettenti. L’intelligenza artificiale sta iniziando a essere utilizzata anche nell’asma pediatrica: diversi studi sono in corso, sia a livello nazionale sia qui a Verona, in Università. Una delle applicazioni più interessanti riguarda l’analisi dei rumori respiratori, perché l’AI può offrire informazioni aggiuntive rispetto all’orecchio del medico. Le tecnologie informatiche e i big data stanno inoltre aprendo nuove possibilità per identificare precocemente i bambini che svilupperanno asma. Anche il monitoraggio domiciliare sta cambiando: attraverso smartwatch con SIM integrata, collegati ai sistemi ospedalieri, è possibile ricevere dati sull’aderenza terapeutica e altri parametri utili. Sono ancora studi preliminari, ma la direzione è chiara. Usata in modo corretto, l’intelligenza artificiale sarà uno strumento prezioso sia per i medici sia per i pazienti.

Con la crescita l’asma può migliorare? Si può parlare di guarigione?

È una domanda che molti genitori ci fanno. Parlare di guarigione vera e propria è difficile, perché l’asma è una malattia infiammatoria e le sue basi, se presenti, rimangono. Possiamo però parlare di remissione: in molti bambini, soprattutto se l’asma viene diagnosticata precocemente, si osservano periodi anche molto lunghi senza terapia e senza sintomi. È importante però ricordare che ciò che accade nelle vie aeree durante l’infanzia segna il futuro della funzione respiratoria. Le riacutizzazioni gravi vanno evitate, perché possono influenzare negativamente il percorso respiratorio nell’età adulta. Poiché oggi abbiamo strumenti efficaci per prevenirle, l’obiettivo è proprio questo: ridurre al minimo le riacutizzazioni per favorire un percorso verso la remissione e una vita adulta con un buon controllo della malattia.