Federico Bianco: «L’IA può generare fake news, ma anche aiutarci a smascherarle»
di Claudio Capitini | 24 Ottobre 2025La comunicazione sanitaria è sempre più esposta al rischio di distorsione e disinformazione. Lo dimostrano le migliaia di notizie false che ogni giorno circolano in rete, specie dopo la pandemia. Ospite di Verona Salute su Radio Adige TV, Federico Bianco, esperto di comunicazione digitale e intelligenza artificiale di The Fool, società leader nel campo della Digital Intelligence, ha raccontato come si sviluppano le fake news e quali strumenti possono aiutarci a difenderci.
Le fake news esistono da sempre, ma oggi sembrano dominare il dibattito pubblico. Perché?
Le fake news esistono da quando esiste la comunicazione: l’uomo, comunicando, ha sempre cercato anche di manipolare l’informazione. Oggi però il fenomeno è amplificato dai social media, che privilegiano contenuti polarizzanti e sensazionalistici per generare clic e reazioni. Così nascono bolle di consenso in cui le persone si rinforzano a vicenda e la verità si perde. Anche i media tradizionali si sono adattati alla logica del clickbait, mentre la riduzione dei controlli online ha favorito la diffusione di notizie false. Infine, l’intelligenza artificiale ha reso il problema ancora più grande: basti pensare ai contenuti generati durante la guerra tra Russia e Ucraina per orientare l’opinione pubblica.
In che modo i social contribuiscono alla diffusione di disinformazione sanitaria?
Il problema nasce dal loro stesso funzionamento. I social premiano i contenuti “clickbait”, cioè titoli e post costruiti per attirare l’attenzione e generare reazioni, indipendentemente dalla loro veridicità. Questo meccanismo spinge non solo gli utenti comuni, ma anche giornali e influencer ad adattarsi alla logica dei clic, distorcendo la realtà pur di ottenere visibilità. Negli ultimi anni, poi, la moderazione è diminuita drasticamente: in nome della libertà di espressione si sono ridotti i controlli e le fake news, anche in ambito sanitario, si sono moltiplicate.
Durante la pandemia, The Fool ha collaborato con la Croce Rossa Italiana per contrastare la disinformazione. Di cosa si è trattato?
È stato un progetto durato un anno, nato per analizzare la diffusione della disinformazione sanitaria in rete. Con la Croce Rossa Italiana abbiamo creato l’osservatorio “V-Salute”, che ha monitorato migliaia di conversazioni online su temi come diabete, cure palliative, AIDS e sessualità. I dati hanno confermato che il fenomeno era molto più esteso del previsto: un caso emblematico è quello di una dottoressa radiata dall’Ordine che, su Telegram, diffondeva a 70.000 follower notizie false sulle cure palliative. Dal lavoro dell’osservatorio sono nate pillole video informative della Croce Rossa, brevi contenuti in cui esperti spiegano con chiarezza la verità scientifica dietro le bufale più diffuse. Solo sul tema della sessualità, tra il 2019 e il 2024, abbiamo rilevato oltre 76.000 notizie false.
Come si collega oggi la disinformazione al tema dell’intelligenza artificiale?
L’IA rappresenta la nuova frontiera delle fake news. Gli strumenti di generazione automatica del linguaggio permettono di produrre in pochi minuti una quantità enorme di contenuti falsi, che poi vengono diffusi online. Se queste informazioni errate finiscono nei dataset di addestramento, i sistemi di intelligenza artificiale rischiano di imparare l’errore, generando a loro volta risposte sbagliate o fuorvianti. È un circolo vizioso che richiede responsabilità e trasparenza.
Può la stessa intelligenza artificiale diventare un alleato contro le fake news?
Assolutamente sì. L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per riconoscere e contrastare i contenuti falsi, analizzando testi, immagini o video. Esistono già sistemi capaci di individuare i deepfake, fotogramma per fotogramma, verificando le incongruenze e segnalando i materiali manipolati. Se impiegata con responsabilità, questa tecnologia può difendere la qualità dell’informazione e restituire credibilità al dibattito pubblico. Ma il suo potenziale più grande è nel campo della ricerca biomedica: un recente Premio Nobel per la Chimica è stato assegnato a chi ha sviluppato modelli di IA addestrati sul DNA, aprendo la strada a diagnosi più rapide e a nuovi farmaci. È anche grazie all’intelligenza artificiale che aziende come Moderna hanno potuto sviluppare in tempi record il vaccino a mRNA contro il Covid-19.


In Evidenza
Verona ricorda Lina Arianna Jenna: posata una nuova pietra d’inciampo in via Emilei

Barbara Begnini e Roberto Caliari: «Per diventare clown dottore devi avere un cuore che batte davvero»

La Scaligera Basket in visita ai bambini dell’Oncoematologia di Borgo Trento

Giovanni Polato, donatore da record a Villafranca: «ho seguito l’esempio dei miei genitori»

Francesco Moser: «La bicicletta? L’ho sempre vista come la vanga o la roncola»

Il grammofono de “La vita è bella” suona al Museo della Radio per il Giorno della Memoria

Nata con un solo ventricolo, oggi è mamma: l’incredibile storia di Laura (e della piccola Atena)

Magis al fianco di AIRC con “Le Arance della Salute”

Dopo dieci anni l’uistitì Fortunato entra nei programmi di conservazione



