Verona dalle macerie alla rinascita: un percorso di memoria e arte
di Camilla Faccini | 19 Aprile 2025La sera dell’8 settembre 1943 il maresciallo Badoglio annunciò alla radio l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati. Da quel momento il Paese precipitò nella guerra civile tra i fascisti della Repubblica Sociale Italiana, sostenuti dall’esercito tedesco, e le forze antifasciste. Verona divenne il teatro di eventi cruciali per la storia nazionale, ripercorsi, in occasione dell’80° anniversario dalla Liberazione dal Nazifascismo (1945-2025), nella mostra “Fascismo Resistenza Libertà. Verona 1943 – 1945”.
Visitabile fino al 27 luglio 2025, la mostra è allestita nell’ex Salone dei Concerti del Museo di Castelvecchio, oggi noto come Sala Boggian, un luogo simbolico per la storia del fascismo repubblicano. Qui si tennero sia il primo e unico congresso del Partito Fascista Repubblicano sia il processo ai gerarchi accusati di tradimento per aver votato, nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943, l’ordine del giorno che portò alla caduta del regime fascista. Nel 1945, poi, Sala Boggian fu profondamente ferita dalla guerra: distrutta in un bombardamento, venne ricostruita nel dopoguerra per tornare a essere un luogo a servizio della comunità veronese.



La mostra è frutto di un progetto corale tra storici e storici dell’arte e si sviluppa su più livelli di lettura: la storia politica e sociale, le arti contemporanee, la storia dei musei e del patrimonio culturale, le vicende umane che si intrecciano con tutto questo; lo hanno curato Federico Melotto e Andrea Martini, presidente e direttore dell’Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, insieme a Marta Nezzo, professoressa ordinaria dell’Università di Padova, e Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici di Verona, con il supporto di un comitato scientifico internazionale.
L’esposizione si sviluppa attraverso un percorso articolato di fotografie, documenti – tra cui, in originale, il verbale della celebre seduta del Gran Consiglio del fascismo nel 1943 – dipinti, sculture, disegni e filmati d’epoca. Grazie a isole multimediali e punti narrativi, lo spettatore segue il racconto storico del biennio, mentre un suggestivo gioco di specchi restituisce le voci dei protagonisti delle vicende storiche. Da un lato, la Resistenza e le vittime: Rita Rosani, ebrea e partigiana caduta in battaglia nel 1944, e lo scultore antifascista Vittore Bocchetta. Dall’altro, il fronte nazifascista, con Galeazzo Ciano, genero di Mussolini, che proprio a Verona, a Forte Procolo, fu fucilato come traditore, e Friedrich Boßhammer, il nazista che da Verona orchestrava le deportazioni degli ebrei. L’esperienza immersiva fa rivivere il momento storico coinvolgendo profondamente lo spettatore: nello specchio entriamo anche noi, partecipi della storia e della memoria, che altro non è che un uso attivo delle conoscenze sul passato per riflettere sulle scelte del presente.

A incorniciare il percorso, l’arte: gli spazi della Sala Boggian, luogo di distruzione e rinascita, ospitano opere recuperate dai bombardamenti del 1945 e lavori realizzati negli anni Quaranta, rappresentativi del clima culturale dell’epoca. Da un lato, l’ideologia artistica del regime fascista, dall’altro, opere in disaccordo con la dittatura, che raccontano il periodo attraverso simboli e metafore. Presente, inoltre, un focus sulla mostra dedicata all’arte salvata che si tenne nel 1947 in queste stesse sale e curata da Antonio Avena, allora direttore dei Musei e Gallerie d’Arte di Verona. Degna di nota, nella sezione finale della mostra, la Madonna con Bambino e i santi Sebastiano, Paolo, Rocco e Cristoforo, opera di un seguace di Nicola Giolfino. Ritrovata di recente nel deposito di Castelvecchio tra le opere credute disperse a causa dei bombardamenti, viene esposta qui per la prima volta, prima di essere sottoposta a restauro.
L’allestimento mette in luce la vulnerabilità dell’arte e del patrimonio culturale, evidenziando il bisogno di prendersene cura e difenderlo, anche quando appare irrimediabilmente compromesso. Lo stesso vale per la libertà. La guerra non distrugge solo edifici e opere d’arte, ma travolge le vite, cancella diritti, soffoca la voce dei popoli. Eppure, come l’arte, la libertà può essere ritrovata, ricostruita e restituita alla collettività. Sta alla responsabilità di ciascuno proteggerla, affinché non sia solo un’eredità del passato, ma una scelta del presente e del futuro.


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