Alessandro Gloder, «l’amore per Verona al centro della mia fotografia»
di Alice Martini | 1 Aprile 2025
Alessandro Gloder, 49 anni veronese, è architetto laureato a Venezia ma da sempre coltiva la passione per la fotografia. Due percorsi che poi ha coniugato nel suo lavoro. In più di vent’anni ha esplorato i diversi mondi in cui viene declinata la fotografia, da quello pubblicitario a quello degli eventi. Oggi, però, si occupa esclusivamente di fotografia architettonica e, in parte, artistica, che trova il suo “palcoscenico” nella Galleria Gloder Fine Art Photography, che gestisce con la moglie Elisa in via Sottoriva.
Partiamo dai paesaggi, quelli in particolare sono l’oggetto delle tue fotografie
La mia fotografia è legata al paesaggio, sia urbano che naturale, proprio la mia curiosità mi ha sempre spinto ad esplorare il fascino dell’ambientazione, da quella più conosciuta a quella più selvaggia, ed ecco che in questo senso si lega molto al viaggiare: ad esempio, tra i paesaggi urbani ricordo con entusiasmo Hong Kong, perché proprio nei paesaggi urbani ritrovo il mio “occhio” legato alla proporzione del costruito. Il lavoro mio e di mia moglie oggi ruota principalmente nella Galleria che abbiamo, dove esponiamo prevalentemente fotografie di Verona, personale, che vuole esprimere e celebrare l’amore e la bellezza della città.

A proposito di Verona, le hai dedicato un libro, anche se legato ad un triste periodo. Come è stato fotografarla durante il Covid?
Proprio a marzo ricorrono i cinque anni dall’avvento del Covid. Il mio libro Verona Renova è stato l’occasione per tenere vivo un ricordo che oggi sembra lontano ma che, nel triste momento storico, vuole essere il mio omaggio alla città e al contempo il mio impegno per cittadini e stranieri per celebrare la meraviglia e lo stupore verso questa città. Sono 120 fotografie che fungono da “documento storico” che ho voluto imprimere nella memoria.
Nel 2013 il viaggio che ha dato un segnale preciso alla tua vita. Come ti ha cambiato a livello sia personale che professionale?

In corrispondenza del matrimonio con mia moglie, avevamo deciso di intraprendere un viaggio di nozze lungo e impegnativo e da lì è nato quello che poi è diventato il libro Coipiediperterra (2014), un ricordo di un itinerario che ci ha portato a fare il giro del mondo senza mai prendere l’aereo. Il nostro principale movente a quel tempo era creare una sorta di “linea continua” con il territorio e rimanere a contatto con le persone, anche se oggi, ogni qualvolta lo riproponiamo al pubblico, molti lo accolgono con curiosità inquadrandolo anche sotto ad una visione di rispetto per l’ambiente. Un’esperienza che ci ha cambiato completamente, che ci ha permesso anche di trovare spazio per raccontarla in alcune trasmissioni televisive, come Alle falde del Kilimangiaro su Rai 3, ma soprattutto che ci ha donato 321 giorni di vita vissuta intensamente e una socialità vera che ancora oggi portiamo in eredità con scambi e conoscenza di persone da tutto il mondo. Abbiamo visto il mondo da una prospettiva diversa, che in fondo è poi quello che faccio ogni giorno grazie alle mie fotografie.
Un legame che si può dire indissolubile tra viaggio e fotografia
Nel corso di questi ultimi dieci anni, molto è cambiato nello stile dei viaggi, in cui si è perso nel contatto con le persone autoctone e nel dare un “gusto” al ricordo immortalato con l’immagine. Oggi la ricerca è più forse legata al “bello” che al profondo. Ugualmente il modo di viaggiare è cambiato e anche il nostro, perché con due bambini, pur avendoli cresciuti fin da subito con l’amore per la scoperta, i ritmi sono cambiati. Sappiamo però che presto questi equilibri cambieranno ancora. Non muterà sicuramente per me la convinzione sempre indissolubile del legame che esiste tra il viaggiare e il fotografare.
La tua foto migliore?
Non ne ho una preferita, come tutti gli artisti so per certo che devo ancora farla e sono in una continua costante ricerca. Forse però ho un’immagine che molto mi rappresenta e anche il mio lavoro, Advertising VS People, scattata ad Hong Kong nel viaggio di cui parlavo prima. Perché è insieme umanità, ma anche architettura e natura.



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