Un costume tira l’altro

di Sara Avesani | 8 Febbraio 2025

Adoro il Carnevale, da sempre. È un periodo magico, in cui ogni mamma si trasforma in una stilista d’alta moda, un’esperta di trucco teatrale e, a tratti, in una filosofa esistenziale. Perché, diciamolo, creare un costume che sia originale, sostenibile e gender-free è un’impresa degna di un Nobel. Tutto inizia con la fatidica domanda: “Mamma, quest’anno voglio essere…” (segue pausa drammatica). Da lì si aprono scenari che neanche Shakespeare avrebbe osato immaginare. C’è chi vuole essere un drago-cosmonauta, chi insiste per un costume da robot medievale.

Poi c’è la missione “sostenibilità“. D’accordo, niente fast fashion o costumi in plastica. Si entra nel girone dell’upcycling creativo: la nonna deve cucire, la vicina presta una pistola per colla a caldo e ogni scatolone in soffitta viene sacrificato per il bene della creatività. E per chi ancora osa chiedere: “ma quella bambina è vestita da astronauta? Non è un po’ maschile?”, la risposta arriva con serena soddisfazione: “Anche Barbie dice che puoi essere tutto ciò che desideri”.

E il trucco? Ah, quello è un capitolo a parte. Clio Make Up, scansati: ognuna di noi si trasforma in una make-up artist autodidatta, passando i giorni prima a studiare tutorial di livello professionale. Eppure, nonostante l’impegno, spesso il risultato finale sembra un ibrido tra un Picasso mal riuscito e un clown in pensione. “Ma come fanno a farlo sembrare così facile?”, ti chiedi, mentre il bambino protesta che la sua maschera da tigre sembra un gattino spelacchiato.

Ma Carnevale non è solo questo. È il momento in cui tutta Italia celebra le sue tradizioni, come la meravigliosa maschera di Verona: Papà del Gnocco! Non vediamo l’ora di vederlo sfilare ai carri, in mezzo alla musica di Gigi D’Agostino (che ci rende tutti felici e un po’ malinconici) e al folklore generale, sopra il suo asinello a distribuire caramelle e sorrisi. Una scena che unisce grandi e piccini, ricordandoci il bello di questa festa: dimenticare le regole, divertirsi e vivere una sana follia collettiva.

In fondo, bastano un po’ di galani… o di gnocchi, per rendere tutto perfetto.