Acqua pubblica, i comuni “ribelli” si spaccano
di Redazione | 13 Agosto 2013Il tema dell’acqua è tornato di grande attualità in Italia in particolar modo dopo il movimento di idee scaturito dall’esito referendario del giugno 2011 sulla gestione del servizio idrico. In quel frangente la netta vittoria dei “sì” ha sancito la chiara volontà di considerare l’acqua un bene comune da tutelare; la consultazione, togliendo di fatto la remuneratività del servizio idrico, ha sottolineato una sfiducia di fondo verso il controllo privato degli acquedotti. In molte zone della nostra penisola sono tuttora aperte delle controversie che vedono da una parte schierati i comuni, decisi a mantenere un controllo totalmente pubblico e locale, e dall’altra i soggetti gestori partecipati, nuovi attori improntati su una gestione più centralizzata della risorsa idrica.
Federico Maccadanza
La provincia di Verona non fa eccezione. Come molti di voi sapranno, i comuni di Illasi, Mezzane, Selva di Progno, Brentino Belluno e Costermano, definiti “ribelli” dalla stampa, si sono recentemente opposti, rivendicando il diritto di gestire in proprio il servizio idrico, alla delibera dell’Autorità d’ambito territoriale ottimale (Aato) che imponeva il trasferimento della gestione dei rispettivi acquedotti alle società Acque Veronesi e Azienda Gardesana Servizi. Per chiarezza del lettore la legge vigente sancisce infatti la competenza dell’Aato nello stabilire a chi debba essere affidato il servizio di gestione degli acquedotti. Non condividendo tale scelta, i comuni ribelli della Val d’Illasi e della Val di Mezzane avanzarono successivamente una proposta innovativa: farsi accreditare dall’Autorità di bacino del veronese come gestore nuovo del servizio idrico in alternativa ad Acque Veronesi. Il bacino, secondo i piani avrebbe disposto di circa 30.000 abitanti garantendo da un lato un servizio efficiente di gestione preservando però la territorialità dello stesso. L’idea appariva a molti attuabile poiché la legge non vieta la gestione in ambiti locali più piccoli; appariva a questo punto necessaria l’adesione dei comuni limitrofi senza la quale tale soluzione sarebbe apparsa inattuabile.
Arriviamo così alla cronaca di questi giorni. Il fronte dei “ribelli” si è spaccato con la decisione del Comune di Illasi di cedere il proprio acquedotto alla società Acque Veronesi, scelta sofferta secondo il primo cittadino Paolo Tertulli e dovuta principalmente al mancato appoggio dei comuni limitrofi. L’adesione di questi al progetto dell’ambito locale ristretto era infatti tutt’altro che scontata: molti di essi avevano già ceduto i propri acquedotti ad Acque Veronesi e una ritrattazione su contratti ed accordi già presi si profilava da subito assai remota. L’esito finale non sembra scoraggiare Tertulli che in una recente intervista ha dichiarato di voler attuare una «stretta vigilanza nell’assemblea d’ambito per la difesa degli esiti del referendum per la ricerca di nuove forme di organizzazione in cui organizzare il gestore unico, per il controllo del servizio, sugli investimenti e sulle tariffe».
A breve sarà organizzata una conferenza stampa dove Acque Veronesi rilascerà delle dichiarazioni sulla vicenda. Da molto tempo si parla di gestione dei servizi a livello intermedio, la recente normativa impone ai comuni l’associazione di funzioni e in molti si chiedono dove potrà essere individuato un punto ottimale che garantisca da un lato l’efficienza dei servizi resi al cittadino e dall’altro la territorialità degli stessi. La vicenda dei comuni “ribelli” solleva tutte quelle questioni delle quali si dovrà tener conto specie in un periodo caratterizzato dall’accorpamento di funzioni e tagli negli enti locali. La questione rimane e interroga tutti noi. L’acqua rimarrà un bene pubblico a tutti gli effetti? Il monopolio di pochi gestori misti tra capitale pubblico e privato determinerà uno svantaggio per gli utenti finali del servizio?


In Evidenza
Sofia Lotti: «La nuova piramide alimentare USA? Si discosta dalle evidenze scientifiche»

Il giubbino di jeans, amore infinito

Uno spettacolo di musica funky per Santa Giuliana

Gianbattista Baronchelli: «A 20 anni, perdere così è vincere»

I Labubu alla conquista del cinema

Fevoss ha un nuovo “Pulminoamico”

Fondazione Just Italia: 200mila euro per la ricerca sul medulloblastoma

I Fuori Classe e Alex Fusaro di nuovo insieme per il singolo “Unica”

Tullio Gritti: «Nel calcio serve tutto: talento, carattere e le persone giuste accanto»


