18 giorni di inferno

di Redazione | 15 Ottobre 2013
La realtà più evidente è questa: per 18 giorni i sette stabilimenti del Gruppo Riva nel Nord Italia, compreso quello Riva Acciaio di Verona, hanno chiuso i cancelli lasciando circa 1400 operai (429 a Verona, ndr) a casa. In un primo momento è sembrato impossibile riavviare i processi produttivi, poi il lavoro del Governo, in…

La realtà più evidente è questa: per 18 giorni i sette stabilimenti del Gruppo Riva nel Nord Italia, compreso quello Riva Acciaio di Verona, hanno chiuso i cancelli lasciando circa 1400 operai (429 a Verona, ndr) a casa. In un primo momento è sembrato impossibile riavviare i processi produttivi, poi il lavoro del Governo, in modo particolare del Ministero dello Sviluppo Economico e del ministro veneto Flavio Zanonato, ha sbloccato la situazione. Il 30 settembre gli operai sono tornati al lavoro, nella speranza che la questione sia definitivamente risolta.

A sancire la chiusura dell’impianto era stata l’esecuzione di un provvedimento preso dal Gip di Taranto, Patrizia Todisco, nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento dell’Ilva scaturita nell’accusa ai vertici del Gruppo Riva per «associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale».

Il sequestro diretto, disposto appunto dal provvedimento, ha bloccato tutti i beni mobili ed immobili del gruppo, compresi i conti bancari, impossibile quindi continuare la produzione e allo stesso tempo impossibile pagare dipendenti e fornitori. Essendo Riva azienda leader del settore, la chiusura ha avuto immediate ripercussioni anche su tutto il comparto, e molte aziende “minori” impegnate nella lavorazione degli acciai hanno lanciato l’allarme di rischio chiusura se non fossero state pagate le forniture dalla Riva stessa. Ora che il lavoro è di nuovo ripreso, molti si chiedono quanto durerà, perché il provvedimento del gip di Taranto non è stato ritirato e le accuse per inquinamento sono ancora valide.

Facciamo un passo indietro. Dal 1995 il Gruppo Riva è diventato anche proprietario dell’Ilva, che di conseguenza è connessa con tutte le attività del gruppo. Le inchieste sull’inquinamento dell’impianto di Taranto, di cui sono state comprovate le connessioni con le malattie, hanno portato alla luce (o quasi) un sistema molto complesso di gestione aziendale che per certi versi sembra spregiudicato e orientato al solo profitto. Tra società e subsocietà, finanziarie e molto altro, cercare di addentrarsi nel sistema di gestione del Gruppo Riva è come risolvere un labirinto. Impossibile se non si ha una spiccata conoscenza finanziaria e societaria. Per questo il provvedimento del giudice ha il duplice scopo di verificare le procedure produttive, ma anche di controllare registri contabili per rintracciare i movimenti monetari dell’azienda connessi, in modo particolare, con iniziative di tutela dell’ambiente (non propriamente in linea con il lavoro di un’azienda siderurgica che, di per sé, è piuttosto inquinante).

Secondo Il Sole 24 Ore, i soldi fino ad ora individuati dalla Finanza e trasferiti all’estero, tramite un intricatissimo sistema finanziario, supererebbero i 2 miliardi di Euro, mentre il totale dei beni mobili e immobili sequestrati si aggirerebbe sui 916 milioni di Euro che, stando gli inquirenti, «corrisponderebbe a quanto il Gruppo Riva ha risparmiato dal 1995 non adeguando alle normative ambientali gli impianti dell’Ilva».

L’Autorità Giudiziaria aveva in un primo momento stabilito che l’azienda avrebbe potuto utilizzare le somme sequestrate per effettuare i pagamenti, a patto di garantire con fideiussione bancaria il rimborso di quanto sarà usato. Il Gruppo Riva ha fatto sapere però che si tratta di «una richiesta impossibile, perché dal momento del sequestro, le banche hanno sospeso ogni operatività con l’azienda».

Si è mosso a questo punto Flavio Zanonato, che a seguito di una lunga mediazione (oltre cinque ore) tenutasi a Roma lo scorso 27 settembre, ha annunciato la riapertura degli impianti. Il nodo ha trovato soluzione proprio sull’uso della liquidità. I crediti dell’azienda non saranno oggetto di sequestro e potranno essere utilizzati, mentre i soldi sequestrati sui conti correnti (circa 60 milioni, ndr) potranno sì essere utilizzati, ma Riva dovrà predisporre dei piani di accantonamento di pari importo per garantire che le somme sequestrate non subiscano cambiamenti.

Quello che succederà nei prossimi giorni sarà sulla cronaca di tutti i giornali nazionali.