Il Film Festival della Lessinia resterà

di Redazione | 9 Settembre 2014
BOSCO CHIESANUOVA - Il dibattito sul Film Festival della Lessinia, in questi giorni, si è spostato sul suo futuro. Io credo che il FFDL avrà una lunga vita, fintantoché molte persone, giovani e meno giovani, per rivivere la montagna e la sua intensa vita (anche se spesso di stenti) sfidano un meteo come quello di…

BOSCO CHIESANUOVA – Il dibattito sul Film Festival della Lessinia, in questi giorni, si è spostato sul suo futuro. Io credo che il FFDL avrà una lunga vita, fintantoché molte persone, giovani e meno giovani, per rivivere la montagna e la sua intensa vita (anche se spesso di stenti) sfidano un meteo come quello di quest’anno per raggiungere il Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova per vivere, attraverso i film, la montagna nelle varie sfaccettature. Io credo che per i progetti interessanti le risorse finanziarie ci sono sempre.
Detto questo, avendo visto molti film, condividendo le scelte e soprattutto le motivazioni della giuria, desidero fare un mio commento. Il film «Søsken til evig tid / Fratelli per sempre» del norvegese Frode Fimland, Lessinia d’oro, racconta la vita di un fratello e una sorella che lavorano insieme, con poche parole e molta attenzione l’uno per l’altro. I loro corpi e volti sono consumati dalla fatica, però nei loro occhi brilla la pace del cuore e dell’anima. Nessun rimpianto. Adorna il quadretto quasi idilliaco Oddny che prepara il tavolo per il pranzo di Natale con le candele.. e il fratello che scarta il regalo.. Poi la tranquillità del bellissimo paesaggio con i suoi fiordi.
E per stare nei pressi della Norvegia «Dancing lights/Luci danzanti» con la tecnica del timelpse: un esplorazione delle Isole Lofoten, in realtà un’esplosione di colori delle montagne inondate dal sole e il loro affacciarsi sul mare, nonché le casette dei pescatori: piccoli puntini bianchi (quasi invisibili) in mezzo ai tanti colori. Un corto (4 minuti) non premiato, però che a mio avviso resterà nel cuore di chi l’ha visto.
Il Lessinia d’argento (miglior regia) a «Las niñas Quispe / Le sorelle Quispe» di Sebastián Sepúlveda la motivazione coglie bene lo spirito. La storia però credo abbia investito gli spettatori fin dalle prime battute, sollecitando le corde della solidarietà, quasi potessero stemperare l’infinita tristezza delle tre sorelle, specie della più giovane che voleva andare a vivere in paese. La storia riportata risale al 1974 e denuncia anzitutto la mancanza di comunicazione e di speranza. Il suicidio delle tre Ninas è stata un colpo al cuore, credo di tutti gli spettatori. Sulle maestose Ande della Bolivia e dell’Argentina, mai avrei pensato si nascondesse una vita tanto infelice. Mi auguro che la situazione oggi sia molto migliorata. Nel 2008 ho visto le suore operare in mezzo alle Ande, assistendo bambini e donne dei villaggi più sperduti, percorrendo strade impervie, puntando sulla loro istruzione, per far in modo che non vengano plagiate dagli adulti come è successo a Luciana.
Che dire del film «Capo e croce, le ragioni dei pastori» di Paolo Carboni e Marco Antonio Pani? Come non mettersi dalla parte dei pastori che difendono, nonostante tutto, le loro attività? Quante persone anche da noi lottano in silenzio e davvero non riescono a farsi ascoltare? Vedi lavoratori di fabbriche, allevatori nei pascoli, o chi vive in zone fragili, però invase dal cemento? Il documentario (in bianco e nero) tratta dello scontro violento tra pastori e forze dell’ordine, dando voce a chi lotta per sopravvivenza o per salvare il proprio ambiente sentendosi una parte integrante di esso.
In definitiva questo film, come altri del Festival, ha evidenziato la necessità di sentirci partecipi delle nostre comunità, che ognuno di noi deve metterci la faccia per far smuovere la patina di indifferenza che sta coprendo un po’ tutti. L’esempio ce lo ha dato anche la signora di Suberg, vicino a Berna, che ha aperto un negozietto di 9,9 metri quadrati «non per guadagnare, ma per farne un punto di riferimento del paese»: 1200 abitanti. Forse solo impegnandosi personalmente, prestando attenzione alla natura, si ritroverà la speranza in una società più umana, seppur tecnologicamente più avanzata, e la voglia di uscire dalla crisi che è prima sociale che economica.
Alessandra Scolari