27esimo Premio UCSI, il bene che si racconta
di Redazione | 9 Dicembre 2021Qual è la storia del Premio UCSI, giunto quest’anno alla 27esima edizione?
La storia è lunga ma costellata di una serie di passaggi. I fondatori del Premio presero spunto da una frase del nostro dialetto veronese, che è quella di raccontare e premiare il “ben che non se dise”, il “bene” è tutta una realtà che anche da un punto di vista giornalistico è molto rilevante. Pensiamo a tutte le attività di volontariato, al terzo settore e al sostegno che tante persone danno ad altre persone. 27 anni di questo premio danno una fotografia di come è evoluta l’informazione e di come si sono manifestate delle nuove realtà che fanno notizia. Il premio vuole segnalare questi fatti e premiare i giornalisti che li raccontano.
Questo premio non è stato fermato nemmeno dalla pandemia, perché si è svolto anche l’anno scorso nel 2020, seppur in forma virtuale.
Alla cerimonia dell’anno scorso eravamo in pochissimi e si è svolto tutto a distanza: è mancato quel contatto umano che spesso è una delle caratteristiche del premio.
Possiamo già anche annunciare i vincitori di questa 27esima edizione?
Il per la stampa è andato a un collega del Corriere Veneto, Andrea Priante, che ha raccontato la storia di una famiglia di Padova che da 34 anni convive con un figlio in stato di coma vegetativo in seguito a un incidente stradale. Il premio per la televisione è andato poi a un collega de La7 per un servizio trasmesso da Piazzapulita, Alessio Lasta ha raccontato il dramma degli adolescenti che con la pandemia si sono ancora di più chiusi in loro stessi e hanno dei comportamenti autolesionisti. Il premio per la radio è andato a un collega di Radio Vaticana, Luca Duras, che ha raccontato l’esperienza dei medici nei Paesi del terzo mondo. Altro premio poi a un collega di Famiglia Cristiana, Gerolamo Fazzini, che ha raccontato la storia della suora birmana che da sola che ha fermato i carri armati. E poi c’è un premio che è dedicato ai giovani. Targa Giovani a chi ha meno di trent’anni, vinto quest’anno da una collega che ha scritto un pezzo molto bello sull’Espresso, Marialaura Iazzetti, che ha raccontato lo sfruttamento del lavoro dei braccianti nel Mezzogiorno. C’è poi un ultimissimo premio, che viene assegnato dalla giuria, che viene dato a un giornalista o un protagonista del mondo della comunicazione che si impegna in prima persona nel sociale. Quest’anno va a una collega di Verona, Maria Teresa Ferrari, che ha avviato una serie di iniziative in particolare per l’ambito oncologico.


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