La cooperazione, “matre” di tutte le arti
di Valentina Ceriani | 21 Marzo 2024A Vicenza la scena più alternativa. A Milano la più cool. Roma è la capitale, che le vuoi dire. E Verona? Dov’è la scena culturale, musicale e artistica di Verona? Come nel più districato “Dov’è Wally?”, nella nostra città troviamo tante realtà sconnesse, alcune più piccole, alcune più grandi: tanti piccoli personaggi che si perdono nel mare magnum di storia che caratterizza Verona. A provare a collegare i puntini, da qualche anno, ci pensa Spazio Matre.
Nato formalmente nel 2021 e burocraticamente un anno dopo, si tratta di un progetto di COSP Verona sostenuto da Fondazione Cariverona, con il patrocinio del Comune di Verona, con l’obiettivo di «favorire la crescita sostenibile dell’industria creativa e culturale a Verona attraverso divulgazione, formazione e consulenza a partire dagli ambiti di musica, cinema, teatro e design». Questa è la definizione che si trova online, che in poche righe sintetizza quello che in realtà è un sottobosco molto più ampio, e che abbiamo provato a farci raccontare direttamente dalla responsabile del progetto, Sofia Marchesini.
Che cos’è, nello specifico, Spazio Matre?
Il progetto nasce da un insieme di partner per far conoscere più da vicino il mondo del lavoro all’interno dell’industria culturale. Dalla musica alla grafica, passando per il design, sono tutte realtà che seguono dinamiche proprie e a cui volevamo dedicare la giusta attenzione, attraverso consulenze, talk e laboratori per creare una sorta di ecosistema nella nostra città che potesse aiutare le persone che si avvicinano a quest’universo a orientarsi.
Perché “Matre?”
Matre somiglia a “Madre”: ci piaceva l’idea di qualcosa che genera la vita. È inoltre l’anagramma di “Artem”, mantenendo quindi una correlazione con la scena artistica.
Vi siete confrontati con tante realtà. Come mai, secondo voi, a Verona c’è così tanta disgregazione a livello culturale?
È molto difficile dare una risposta: credo che fondamentalmente ci sia un problema di poca cooperazione. In altre città c’è più coesione tra le varie realtà del territorio, ed è questo che crea una rete importante che permette di distinguersi.
Difficile, ok, ma spero non impossibile…
È l’obiettivo che ci poniamo come Spazio Matre. Vogliamo aiutare gli artisti emergenti locali e far loro capire che è possibile creare insieme qualcosa di bello e che funziona. Ma bisogna mettersi in gioco e cooperare.
Tra i vostri servizi c’è anche la consulenza d’impresa. Come funziona?
Offriamo una prima consulenza gratuita, che a dire la verità preferirei chiamare “percorso d’idee”. Ascoltiamo innanzitutto l’idea del cliente e insieme cerchiamo di capire come metterla in pratica, tra burocrazia e testimonianze dirette. Bisogna infatti abbracciare la concezione che l’artista non è “il creativo matto” ma un vero e proprio imprenditore, che deve saper sviluppare la sua idea valutandone anche i rischi e le responsabilità.
Qual è il vostro cliente “medio”?
Da noi sono passate davvero tante persone, dall’artigiano all’illustratore. Sicuramente la maggior parte è under 40.


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