L’Angolo del Cinema: Wonka
di Alice Martini | 16 Gennaio 2024Un’atmosfera da sogno e fantasia avvolge "Wonka", il nuovo lavoro del regista Paul King, cimentatosi nel raccontare da un nuovo punto di vista la storia del protagonista de “La fabbrica di cioccolato” (1964) di Roald Dahl: un giovane Willy Wonka che, pieno di entusiasmo e di talento, arriva in una fantomatica città spinto dal desiderio di aprire una cioccolateria tutta sua alle prestigiose Gallerie Gourmet. Nel suo percorso, dovrà scontrarsi con l’avidità della sua affittuaria, la signora Scrubbit, e con l’invidia dei tre già affermati cioccolatai del luogo che cercheranno di ostacolare la sua ascesa.
Abituati alla figura di un Willy Wonka imprenditore e uomo già di successo, memorie della prima pellicola del 1971 di Mel Stuart con l’indimenticato Gene Wilder o dell’adattamento dei primi anni duemila a firma Tim Burton con Johnny Depp, il pubblico ha la sorpresa di scoprire un personaggio ingenuo e a tratti misterioso che, sulle note leggere del richiamo ad un musical, ha nel cuore la consapevolezza di voler fare del suo talento un impero, ma nell’anima ancora l’insicurezza di chi non ha trovato la sua strada.
E proprio di una guida ha bisogno il protagonista, interpretato da un sempre più poliedrico Timothée Chalamet, capace di donare un tocco di empatia e gentilezza anche al “suo” Willy Wonka, che a tratti richiama una Mary Poppins al maschile e un ingenuo Peter Pan. Magnifici i duetti nei dialoghi cantati con la giovane Noodle, sul cui passato emergono oscuri segreti, che sanno, però, riflettere in profondità il tema dell’intraprendenza giovanile e dell’entusiasmo che spinge a grandi imprese, al rispetto e anche alla grande amicizia e fedeltà che possono nascere tra le persone. Prima irriverente, poi rispettoso il rapporto con il misterioso personaggio della tribù degli Umpa Lumpa, Lofty, interpretato dall’acclamato Hugh Grant, che sa trasformare il suo personaggio in un’iconica e irresistibile creatura.
A tenere unito il film, però, è il filo invisibile dell’amore. È questa la guida della trama che, al termine di questo primo viaggio di Wonka nel mondo degli adulti, regala al giovane cioccolataio una certezza: anche la più piccola e semplice azione, se compiuta e condivisa con chi si ama, ha un grande valore.
Dal punto di vista stilistico, il film di King vive di ritmo, colori, numeri musicali e canzoni, ed è stato considerato dalla critica come un manifesto dalle tinte favolesche che, facendo morale e spettacolo, contrasta un sistema corrotto, attraverso il personaggio di Willy Wonka e la sua idea di vita, che incarna valori di libertà, desiderio, speranza e condivisione. Paul King è riuscito a ricostruire il folle cioccolataio di Roald Dahl unendo i tanti elementi del libro e dei film, tra ricche scenografie, fotografia brillante, costumi sgargianti, montaggio perfetto e colonna sonora notevolissima firmata da Joby Talbot.


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