A Verona compare una Giulietta che accende i riflettori sulle Paralimpiadi
di Redazione | 12 Marzo 2026A Verona è comparsa nello spazio urbano una nuova opera di street art firmata dall’artista anonimo Gianus, che utilizza un’immagine simbolica potente per accendere una riflessione sul modo in cui le Paralimpiadi vengono raccontate nello spazio pubblico e mediatico. L’opera raffigura Giulietta, uno dei simboli più riconoscibili della città, mentre tiene tra le mani un fiammifero acceso al posto della tradizionale torcia olimpica. Sopra di lei compaiono i cinque cerchi olimpici, trasformando l’immagine in una metafora visiva immediata e provocatoria.

Il progetto nasce da un dialogo con la giornalista e attivista Valentina Tomirotti e prende forma a partire da una domanda che riguarda il racconto dei grandi eventi sportivi: perché, nel racconto pubblico dei Giochi, la continuità tra Olimpiadi e Paralimpiadi sembra spesso interrompersi? La scelta del fiammifero come simbolo non è casuale. Se la torcia olimpica rappresenta nell’immaginario collettivo una fiamma monumentale, celebrata e protetta, il fiammifero richiama invece una luce reale ma esposta, intensa ma breve, capace di accendersi con forza ma anche di spegnersi rapidamente.
«Quando penso alle Paralimpiadi dentro il sistema mediatico – spiega Valentina Tomirotti – non vedo una torcia monumentale. Vedo un fiammifero: una luce vera, forte, ma esposta. Non perché sia meno fuoco, ma perché spesso viene lasciata bruciare per meno tempo. Il problema non è la fiamma, è quanto la lasciamo durare.»
L’artista Gianus, che come molti protagonisti della street art contemporanea sceglie di mantenere l’anonimato, ha lasciato l’opera nello spazio urbano senza annunciare in anticipo la sua collocazione, affidandola allo sguardo dei cittadini e di chi attraversa la città. L’opera non mette in discussione il valore dei Giochi paralimpici né quello degli atleti, ma invita a riflettere sul linguaggio con cui vengono raccontati. Tra retorica eroica e invisibilità, il progetto suggerisce una terza possibilità: una narrazione capace di riconoscere le Paralimpiadi come parte integrante dello stesso ciclo sportivo e simbolico delle Olimpiadi. Anche il nome dell’artista contiene un riferimento simbolico. Gianus richiama la figura del dio romano Giano, divinità bifronte capace di guardare contemporaneamente in due direzioni. Due sguardi, due prospettive, ma un unico pensiero. È proprio questa doppia visione che guida l’opera: da un lato l’intervento dell’artista, dall’altro l’interpretazione di chi la incontra.
«L’arte urbana non dà risposte definitive – afferma Gianus – ma prova a creare immagini che restano nella testa delle persone. La torcia trasformata in fiammifero è un modo per ricordare che la forza di una fiamma non dipende da quanto è grande, ma da quanto spazio le concediamo.»
Attraverso un gesto visivo semplice e immediato, l’opera trasforma uno dei simboli più riconoscibili dello sport mondiale in una domanda pubblica: perché alcune fiamme illuminano il racconto globale mentre altre sembrano destinate a bruciare più velocemente? La tela comparirà nello spazio urbano nei giorni delle Paralimpiadi, lasciando alla città e al pubblico il compito di scoprirla e interpretarla.


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