Volontariato e comunità: il capitale umano dei nostri paesi
di Laura Pellegrini | 12 Dicembre 2025In un’epoca in cui le occasioni di incontro e condivisione scarseggiano e la solitudine è sempre più frequente, il volontariato resta una delle risorse più solide e preziose del nostro territorio. È capitale umano, culturale e relazionale: un tessuto invisibile che tiene unite le nostre comunità, dai quartieri cittadini ai paesi di montagna.
Secondo gli ultimi dati ISTAT, nella provincia di Verona operano più di 6.000 enti, di cui l’85% sono associazioni in ambiti che spaziano dal sociale alla cultura, dallo sport all’ambiente. Tra questi, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) ha registrato 1.566 Enti del Terzo Settore (ETS) in provincia di Verona iscritti al 19 gennaio 2024. Si tratta di organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, imprese sociali, enti filantropici e altri ETS. Non bisogna dimenticare nemmeno le 426 ONLUS presenti sul territorio scaligero, che vanno a comporre l’ampio “parterre” di oltre 424mila volontari attivi in tutto il Veneto.
A livello nazionale, il settore dello sport raccoglie il 32,9% delle istituzioni non profit, seguito da quelli delle attività culturali e artistiche (15,9%), delle attività ricreative e di socializzazione (14,3%), dell’assistenza sociale e protezione civile (9,9%). Numeri che raccontano non solo la voglia di aiutare, ma anche di appartenere a una comunità.
Verona è considerata una delle province più dinamiche del Terzo Settore, non solo grazie ai numeri appena descritti: il merito è anche di una tradizione radicata di associazionismo urbano. Nei quartieri storici e nelle periferie, il volontariato rappresenta spesso un’occasione di incontro, confronto e sostegno per i cittadini. Così sono nati nel corso degli anni numerosi doposcuola, gruppi sportivi, centri culturali, reti di prossimità per gli anziani e servizi sanitari domiciliari.
In città è cresciuto anche il volontariato “di competenza”, quello cioè svolto da persone che mettono a disposizione della comunità le proprie abilità professionali: si tratta di medici, infermieri, psicologi, ma anche esperti di comunicazione o insegnanti. È un volontariato più strutturato, che risponde ai bisogni complessi di una società urbana in trasformazione.
Gli esempi del territorio

Tra le realtà attive nella provincia di Verona spicca Fondazione ANT, impegnata nell’assistenza medico-specialistica gratuita per i malati oncologici. Il team veronese segue ogni giorno decine di famiglie attraverso un modello di “ospedalizzazione domiciliare”, riducendo lo stress dei pazienti e garantendo continuità di cura. «Le famiglie hanno soprattutto bisogno di sentirsi accompagnate, non lasciate sole nei momenti più delicati della malattia», ha spiegato Marcello Aprili, referente veronese di Fondazione ANT. Una presenza che si traduce non solo in cure, ma in ascolto e sostegno emotivo.
Aprili sottolinea anche il ruolo dei volontari all’interno dell’associazione: «Senza di loro il nostro lavoro non sarebbe possibile. Portano tempo, competenza e una vicinanza umana che fa la differenza». L’esperienza di ANT mostra come, in un contesto cittadino, il volontariato non sia solo aiuto pratico, ma diventi architettura sociale: un modo per rimettere al centro la relazione tra le persone.
In Valpantena e Lessinia il volontariato assume delle caratteristiche particolari: è meno numeroso rispetto alla città ma più autentico e radicato, perché nasce nei piccoli paesi dove tutti si conoscono e dove ogni gesto ha un peso concreto. Le associazioni del territorio coprono ambiti che vanno dai gruppi alpini alla protezione civile, dalle associazioni culturali ai centri diurni per persone con disabilità. Nei territori montani, dove servizi e opportunità sono più distanti, i volontari svolgono spesso funzioni che altrove sono garantite dal pubblico. Tra le realtà più attive in Valpantena spicca la Cooperativa Insieme, che gestisce un centro diurno e progetti educativi rivolti a persone con fragilità. La cooperativa lavora con un modello partecipato, in cui educatori, famiglie e volontari concorrono alla qualità della vita del singolo. Come racconta la presidente Erika Zecchinato: «Ogni volontario porta un pezzo di comunità dentro il nostro centro. È questo che permette di costruire percorsi realmente inclusivi». Un altro elemento cruciale è la continuità: «Non basta offrire attività. Serve esserci, settimana dopo settimana. È così che si crea fiducia». La cooperativa testimonia come, anche nelle aree montane, il volontariato rappresenti non solo un aiuto, ma un modo per non lasciare indietro nessuno.

L’Est Veronese presenta un tessuto associativo molto vivace, sostenuto da parrocchie, gruppi sportivi, associazioni culturali e realtà del sociale. È un territorio giovane e in espansione, dove l’arrivo di nuove famiglie ha accentuato il bisogno di reti inclusive e questo richiede anche una maggiore partecipazione di cittadini e volontari. Molti cittadini si impegnano in attività di supporto scolastico, animazione, sport, assistenza alle persone con disabilità o sostegno agli anziani soli. La caratteristica principale del volontariato locale è la collaborazione con le amministrazioni e le scuole, che facilita la nascita di progetti condivisi. Tra le realtà più riconosciute nell’Est veronese vi è la Fondazione Più di un Sogno, che si occupa di persone con disabilità intellettiva e delle loro famiglie. La cooperativa offre percorsi educativi, laboratori, inserimenti lavorativi e progetti di autonomia abitativa. Il responsabile della cooperativa sociale Vale un Sogno, Marco Ottocento sottolinea come «il volontariato sia una componente fondamentale: porta energia, creatività e un rapporto umano che rafforza ogni percorso». E aggiunge: «L’Est veronese ha una grande disponibilità all’impegno: famiglie e cittadini rispondono, partecipano, si mettono in gioco».Questa collaborazione tra comunità e servizi professionali genera un impatto tangibile: più inclusione, più opportunità e un territorio che cresce insieme.

Identikit del volontario veronese
Secondo i dati del CSV Verona, il volontario-tipo nella provincia ha in media circa 45 anni e si impegna in attività che spaziano dal sociale allo sport, dalla cultura all’ambiente. Le donne sono leggermente più numerose tra i nuovi volontari, mentre gli uomini restano prevalenti nelle associazioni storiche.
Il volontariato coinvolge persone con profili diversi: occupati, pensionati e studenti, con un buon livello di istruzione e una forte motivazione legata alla relazione e alla partecipazione comunitaria. La maggior parte delle associazioni opera in forma stabile, a testimonianza di un volontariato diffuso in ogni ambito della vita veronese.
Le nuove frontiere del volontariato
Accanto al volontariato tradizionale, fatto di presenza fisica e relazioni quotidiane, sta emergendo un nuovo modo di mettersi al servizio della comunità: un volontariato “ibrido” e “digitale”, che armonizza l’impegno sociale con gli strumenti digitali.
I social network sono ormai fondamentali per organizzare iniziative, coordinare eventi e coinvolgere nuove persone, soprattutto tra i giovani. Il volontariato online permette di contribuire anche con pochi minuti al giorno, con attività come moderazione, divulgazione, traduzione o supporto tecnico, superando i limiti geografici e temporali. Parallelamente, l’intelligenza artificiale sta iniziando a trasformare il Terzo Settore: alcune reti associative italiane stanno sperimentando l’uso dell’IA per automatizzare compiti amministrativi, migliorare la comunicazione con i cittadini, analizzare dati di raccolte fondi e accompagnare i volontari nelle attività di ascolto. Anche nel veronese, dove moltissime piccole realtà faticano a trovare volontari o risorse, i social e l’intelligenza artificiale possono diventare alleati strategici per fare di più, per farlo meglio e soprattutto insieme.


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