Alla scoperta del Teatro Filarmonico di Verona

di Alice Martini | 4 Aprile 2025

«Un’iniziativa che ha entusiasmato subito i veronesi, e anche qualche turista, e che dimostra la buona riuscita dell’”apertura delle porte” del Teatro Filarmonico, segno che la curiosità e la cura della cittadinanza per i propri tesori è alta» commenta così Davide Da Como – responsabile di sala e della formazione del pubblico di Fondazione Arena e guida d’eccezione – la grande richiesta per le visite guidate al Filarmonico in occasione della Giornata Mondiale del Teatro dello scorso 27 marzo. «Non si sanno ancora le date, ma questa enorme affluenza ha convinto subito la Direzione a riprogrammare altre giornate per il mese di maggio – fa sapere Da Como -. Siamo molto felici, anche perché questa occasione cade proprio nel momento in cui il Teatro festeggia i cinquant’anni dalla riapertura dopo la Guerra, inaugurazione avvenuta nel 1975 con la messa in scena del Falstaff di Salieri, riproposto infatti nell’appuntamento di gennaio scorso nel programma d’opera».

Il teatro d’Opera, conosciuto all’estero come Opera House, definisce il messaggio perfetto per l’occasione. «Il teatro non deve essere alieno alla città, deve esserne la “casa” – prosegue – quindi, aprire le sue porte a chi vuole entrarci per scoprirne i tesori sia per la parte storica che architettonica, consapevole che tutto questo patrimonio fa anche parte del retaggio della propria storia. Un’occasione di stimolo per venire ad ascoltare un’opera o un concerto sinfonico, forti anche della fortuna di avere proprio a Verona una delle 14 Fondazioni lirico-sinfoniche italiane». 

Percorsi di visita e scoperta a “tappe” all’interno del Teatro, organizzate gli scorsi 27, 28 e 29 marzo da Fondazione Arena di Verona e Accademia Filarmonica di Verona che, dopo una prima parte storica curata da Da Como, hanno proposto la visita delle collezioni storiche dell’Accademia Filarmonica di Verona, la più antica Accademia Musicale d’Europa (fondata nel 1543), guidati da Michele Magnabosco, Bibliotecario conservatore della stessa Accademia.

Proprio nel XVI secolo, in tutta Italia (e Verona non fu da meno), si diffuse il fenomeno delle Accademie, consessi composti dalla nobiltà territoriale e personaggi illustri in cui si disquisiva di storia, arte figurativa, scultura e anche teatro. Una “moda” che, il 23 maggio 1543, porta due di queste Accademie della città a fondare l’Accademia Filarmonica. Una data che rappresenta e certifica quella di Verona come la più antica non solo d’Europa ma del mondo. Un secondo primato sta anche nel fatto che la parola “filarmonica” appare per la prima volta proprio nello statuto fondatore dell’Accademia veronese. «Proprio perché una delle Accademie che la fondò era quella degli “Incatenati”, per un primo periodo l’Accademia si chiamò Accademia degli Incatenati, legami intesi alla cultura e all’arte, nonché alla musica – aggiunge Da Como – chi faceva parte di queste Accademie era anche musicista e compositore, per questo l’Accademia Filarmonica ebbe da subito una raccolta importante di strumenti musicali». 

L’Accademia ebbe anche grandi legami con il territorio ma «instaurò collaborazioni con le corti estere, come Monaco, Milano, Ferrara, Mantova, rapporti di tipo intellettuale e artistico. Verona divenne così una piazza molto importante dal punto di vista musicale – aggiunge Magnabosco – e di grande rilevanza culturale, il cui risultato più ragguardevole fu l’assegnazione del terreno su cui fu poi fondato il Teatro: agli inizi del 1600 all’Accademia viene concesso lo spazio che occupa ancora oggi su cui far costruire un edificio e per il progetto si affidarono a Domenico Curtoni, nipote del celebre architetto Michele Sanmicheli». 

Viene così costruita la Sala Filarmonica (affrescato con le immagini a trompe l’oeil nel 1779 dal pittore bolognese Filippo Maccari) preceduta da un magnifico pronao con sei colonne ioniche che è ancora attualmente il chiostro del Museo Lapidario Maffeiano, nato a sua volta dopo un lascito delle epigrafi fino ad oggi custodite, nel 1749, come primo museo pubblico in Europa. «Anche questo un gesto simbolico che rappresentava l’importanza dell’Accademia, che ebbe poi anche la missione di costruire la prima biblioteca pubblica della città. Ancora oggi la sua Biblioteca Storica possiede a livello mondiale uno dei patrimoni più importanti della musica rinascimentale, tra documenti di archivio e strumenti – conclude Magnabosco -. Ancora oggi gli accademici che ne fanno parte sono 52».

Nel 1700, con la grande spinta verso l’Opera, l’Accademia decide di far costruire anche uno spazio teatro e si affida a Francesco Galli da Bibbiena, che termina la creazione nel 1729. Il teatro viene inaugurato nel 1732 con “La fida Ninfa”, di Antonio Vivaldi e sarà nel 1770 che un giovanissimo Mozart si esibirà sempre nella Sala Filarmonica. Bombardato dagli alleati il 23 febbraio 1945, il Teatro venne ricostruito grazie al progetto dell’architetto Vittorio Filippini che ne manterrà lo stile settecentesco, per poi riaprire nel 1975.