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Nosferatu

di Samuele Colombini | 2 Febbraio 2025

A poco più di cent’anni dalla sua prima travagliata apparizione, il temibile Conte Orlok torna sul grande schermo protagonista di un nuovo lungometraggio, pronto a far conoscere la figura di questo vampiro alle nuove generazioni.

Robert Eggers è riuscito a reinterpretare uno dei personaggi più iconici della storia del cinema con il suo adattamento di Nosferatu. Questo leggendario vampiro ha fatto il suo debutto nel 1922 nell’omonimo film di F.W. Murnau, un capolavoro dell’espressionismo tedesco che ha stabilito le basi per i successivi racconti cinematografici sui vampiri. Nonostante fosse una reinterpretazione non autorizzata del Dracula di Bram Stoker, il conte Orlok è diventato una figura centrale nell’immaginario collettivo, grazie alla sua inquietante presenza e al suo aspetto memorabile. Nel 1979, Werner Herzog ne offrì una versione altrettanto evocativa, enfatizzando l’aspetto malinconico e tragico del personaggio, mentre nel 2000 E. Elias Merhige ci offrì con L’Ombra del Vampiro una storia di fantasia sulla realizzazione della pellicola di Murnau. Con il film di Eggers, oggi, Nosferatu torna sul grande schermo in una versione che bilancia rispetto per le origini e un’estetica originale.

Tra i punti di forza di questo nuovo adattamento spiccano sicuramente le straordinarie performance attoriali. Bill Skarsgård, già noto per la sua capacità di incarnare personaggi complessi e sinistri, dona al conte Orlok un’aura di minaccia costante. La sua interpretazione è un capolavoro di nuance, che evita la caricatura e restituisce profondità al personaggio. Nicholas Hoult brilla nel ruolo del tormentato Thomas Hutter, portando sullo schermo una gamma emotiva che spazia dalla vulnerabilità al terrore, mentre Lily-Rose Depp, nel ruolo di Ellen, incarna perfettamente il mix di fragilità e forza interiore, risultando una presenza magnetica e ipnotica. Una menzione d’onore va sicuramente fatta a Willem Dafoe, nei panni del Professor Von Franz ma soprattutto ad Aaron Taylor-Johnson che con il suo Friedrich Harding restituisce il personaggio più umano e realistico di tutto il cast.

La regia di Robert Eggers è, come ci si poteva aspettare, un trionfo di stile e precisione. La sua maestria nell’uso delle luci è particolarmente degna di nota: ogni scena è composta con una cura maniacale per il dettaglio, richiamando il chiaroscuro del cinema espressionista ma con un tocco moderno che rende il film visivamente unico. Un aspetto particolarmente apprezzabile è la volontà di Eggers di creare un’estetica originale per il conte Orlok. Piuttosto che limitarsi a replicare le precedenti versioni, il regista ha scelto di sviluppare un design che fosse storicamente sensato e che si integrasse perfettamente con l’ambientazione del film. Questo approccio conferisce al personaggio un senso di realismo che lo rende ancora più inquietante, complice anche il suo mostrarsi chiaramente solo per pochi momenti concentrati nella seconda parte della pellicola.

Tuttavia, non mancano alcune note critiche. L’uso dei jump scare appare talvolta superfluo, considerando che l’atmosfera e la tensione costruite dal film sarebbero state più che sufficienti a mantenere il pubblico in uno stato di costante inquietudine.