Cosa è restato degli anni ’80. Stagione 1 – Episodio 11: le feste delle medie
di Fabio Fabbrizi | 26 Febbraio 2024Ahhh, l’ammmore! Ti fa battere forte il cuore, senti le farfalle nello stomaco, hai sempre “quel” sorriso stampato in volto. Tra qualche anno, ahimè, forse assoceremo i sintomi dell’amore appena citati a tachicardia, reflusso esofageo, paresi facciale o principio di demenza senile. Invece, nei primi anni ‘80, anche per me, come per tutti, arrivò, intorno ai 10-11 anni, quel momento della vita in cui ci si innamora della propria compagna di scuola, della cugina dell’amico o della ragazzina che abita di fronte a casa tua.
E qual era il momento migliore per dichiararsi? La festa delle (scuole) Medie, ma, devo dire, anche quelle dell’ultimo anno delle Elementari.
Complice (e non poco), la canzone scelta per il ballo: era da poco uscito il film “Il Tempo delle Mele” e ancora risuonava il brano “Reality”, cantato da uno sconosciuto Richard Sanderson che passò dall’anonimato ad avere un singolo al primo posto in mezzo mondo per poi finire nel dimenticatoio.
Apro parentesi – in quel 1981, tutti noi ci innamorammo per la prima volta e tutti della stessa ragazza, tale Victoire "Vic" Beretton, la protagonista, che aveva le sembianze di una bellissima quattordicenne francese di nome Sophie Marceau – chiudo parentesi.
Gli ingredienti per una festa perfetta erano: taverna, luci colorate meglio se gestite da centralina per andare a tempo con la musica, radiolona (vedi episodio 2) per mettere le cassette, patatine, bibite e dolci. Insomma, gli stessi ingredienti di oggi ma senza telefonini e casse bluetooth. Ed ecco il momento tanto atteso del “lento” per potersi avvicinare come mai prima di quel momento alla ragazza che tanto ti piaceva, per abbracciarla in un ballo in cui il movimento dondolante e rotatorio era pressoché impercettibile, ad imitazione di quello di Vic nella celebre scena delle cuffie (no spoiler). La furbata era aver registrato il brano “Reality” su entrambi i lati di una cassetta, così da farla durare 30 minuti, per poi essere girata e riascoltata per altri 30 e così via, all’infinito. Tutto solo perché quell’abbraccio e quel ballo durassero per sempre.
Il disco a 45 giri ce l’avevo, non ricordo che fine abbia fatto e così l’ho ricomprato recentemente nell’edizione giapponese dall’orribile cover “bricolage” fatta di ritagli di foto di Vic e un po’ di stelline qua e là.
“Darei qualsiasi cosa per andare a quella festa” (cit.) Buon San Valentino e W l’Amore.


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