Il coraggio di avere paura

di Giorgia Preti | 6 Giugno 2023
C’è chi, in auto, l’acceleratore non lo spinge mai fino ai 130 km/h e c’è chi quella velocità la supera sulle piste da sci. Sofia Goggia non ha bisogno di grandi presentazioni: bergamasca doc, classe 1991, campionessa Olimpica nella discesa libera, vincitrice di quattro Coppe del Mondo (l’ultima del quale conquistata a marzo 2023) e…

C’è chi, in auto, l’acceleratore non lo spinge mai fino ai 130 km/h e c’è chi quella velocità la supera sulle piste da sci. Sofia Goggia non ha bisogno di grandi presentazioni: bergamasca doc, classe 1991, campionessa Olimpica nella discesa libera, vincitrice di quattro Coppe del Mondo (l’ultima del quale conquistata a marzo 2023) e di due medaglie mondiali. Che scivolare sulla neve a velocità folli fosse il suo destino, era abbastanza chiaro. E, come racconta spesso lei stessa, lo ha capito la prima volta che ha messo gli sci ai piedi, a 4 anni, sulle piste di Foppolo (Val Brembana, ndr). Il suo primo maestro, Nicola, le ha insegnato ad essere “affamata” di vittorie, ad essere ambiziosa, ma è nel corso della sua carriera che Sofia ha conquistato ciò che per lei, forse, è davvero fondamentale: il coraggio. Lo stesso coraggio che serve per inseguire un sogno, per schivare sia i paletti conficcati nella neve e sia quelli che la vita ti presenta davanti, e, soprattutto, per “ascoltare” la paura. Avere paura, per Sofia, non è un limite, ma rappresenta ciò che può spingerti un po’ più in là, oltre i tuoi limiti, per arrivare al traguardo e vincere. Hanno fatto il giro del mondo le immagini della mano di Sofia: gonfia e livida a meno di 24 ore dall’intervento chirurgico per la frattura scomposta del secondo e terzo metacarpo, che comunque non le ha impedito di vincere la gara di discesa libera di St. Moritz.
Mente di ferro e cuore d’oro sono le qualità che racchiudono l’essenza di Sofia, che presto si troverà a dover affrontare un’altra grande sfida: quella delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. L’appuntamento è ancora lontano e, come ci ha confessato Sofia, prima di allora ci sono «tanti altri obiettivi da raggiungere». Nel frattempo, però, un piccolo passo l’ha già fatto, prendendo casa nientemeno che a Verona, dove si terrà la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi. È in città, infatti, che Sofia si allena con il suo preparatore e fa base tra i tanti viaggi e impegni ai quali deve far fronte. E capita di vederla in piazza Bra o nei dintorni del centro, al quale ormai si è affezionata. Ma il suo cuore, sia chiaro, resta nell’amata Bergamo.
Sofia, sei reduce dalla vittoria della tua quarta Coppa del Mondo in discesa libera. Cos’ha significato per te questo traguardo?
È stato il raggiungimento di un risultato che parte dal passato, del lavoro che ogni anno si consolida e nel quale aggiungo qualche piccolo particolare con il mio staff. Sono tre anni che indosso il pettorale di leader di discesa, spero di continuare a farlo anche nella prossima stagione.
Facciamo un passo indietro: hai iniziato a sciare da piccolissima e non hai più smesso. Cosa rappresenta, per te, lo sci?
Quando ero bambina ho avuto la possibilità di scegliere se fare anche qualche altro sport, come ad esempio il nuoto, ma alla fine ho preferito lo sci perché permette di esprimere al meglio proprio le mie emozioni, ciò che sento dentro di me.
Ti ricordi la tua primissima gara?
Sinceramente non la ricordo, però ho fissa nella mente la prima gara nella categoria baby 2 a San Simone che avevo vinto con il mio primo vero sci club. 
A cosa pensi quando scendi a tutta velocità da una pista?
Semplicemente ad assaporarmi il momento. In alcune occasioni mi capita pure di cantare qualche canzone che mi passa per la testa in quel momento.

Hai dei “riti” che segui primi di una gara?
Niente di particolare, cerco di rilassarmi ascoltando musica o magari leggendo un libro, se l’attesa diventa troppo lunga. Diciamo che sono molto concentrata nel ripassare mentalmente il tracciato.
A bruciapelo: la pista più bella e quella più difficile?
La pista a cui sono maggiormente legata per vari motivi è quella di Cortina, ma anche Lake Louise e Val d’Isère si adattano alle mie caratteristiche. Non ho un gran feeling con Garmisch ed Altenmarkt. 
E la vittoria che ti è più rimasta nel cuore?
Fortunatamente ce ne sono tante, tuttavia credo che la più bella rimarrà sempre la gara che mi ha dato la medaglia d’oro a PyeongChang nel 2018, nessuna italiana c’era riuscita in una discesa olimpica, si è trattato di un sogno diventato realtà.
Di infortuni ne hai subiti, ma sei sempre stata stoica anche nelle situazioni più difficili. Hai mai avuto paura per davvero?
La paura è una delle componenti della vita e non mi vergogno certo a dire che mi sono spaventata tante volte nel corso della carriera. Però credo che ammettere di avere paura, sia già un certo modo di affrontarla.
C’è stato un momento della tua carriera in cui hai pensato di mollare tutto?
È chiaro che quando un atleta attraversa tanti momenti di stop a causa di un infortunio come è capitato a me, sia normale pensare al peggio, soprattutto per lo sconforto. Ma ho sempre avuto la forza di uscire più forte dalle soste a cui sono stata costretta per via delle cadute.
Sappiamo che ti alleni duramente durante tutto l’anno, come suddividi gli allenamenti tra estate e inverno?
L’allenamento in pista è solo l’ultimo tassello di una preparazione che si svolge anche lontana dalla neve. A parte un paio di settimane di vacanza vera e propria che mi concedo in primavera, è particolarmente importante la fase atletica da svolgere soprattutto nel periodo estivo, ma non bisogna nemmeno dimenticare l’aspetto mentale e la cura del fisico.
Ormai sei una celebrità a tutti gli effetti. La fama è qualcosa con cui riesci a convivere o è diventata ingombrante?
Con il passare del tempo ho imparato a gestire la popolarità, cerco di essere un esempio positivo per i giovani e mi piace avere un rapporto diretto con i tifosi. Chiaramente occorre un equilibrio fra i momenti in cui ci possiamo distrarre un po’ di più e quando invece siamo in piena attività 
Sei molto legata ai tuoi fan ed è diventato quasi uno slogan il tuo saluto sui social e non solo (“Ciao Fans”). Ma questi “fans” che ruolo giocano nella tua carriera sportiva?
Ad ogni gara recepisco il calore e la vicinanza di chi mi vuole bene, è una carica ulteriore quando mi affaccio al cancelletto di partenza e mi piace difendere i colori della bandiera italiana anche per loro. Si tratta di un ruolo che mi regala molta responsabilità. 

Domanda obbligata, adesso, su Milano-Cortina 2026: qual è l’obiettivo di Sofia Goggia, visto che si gioca “in casa” e che sarà la tua ultima Olimpiade?
Chiaramente sarà importante arrivare sani a quella data, però manca ancora tanto tempo a quell’evento, e diventa obbligatorio alla mia età pensare anno per anno. Prima delle Olimpiadi ci sono tanti altri obiettivi importanti da raggiungere.
Passiamo alla sfera più personale: cosa fai quando vuoi svagarti?
Mi piace molto leggere e suonare il piano, inoltre sto frequentando un corso di laurea in scienze politiche alla Luiss di Roma, perché voglio guardare anche al futuro extrasportivo.
Al di là dello sci, che è la tua vita, coltivi degli hobby?
Fra spostamenti, allenamenti e gare, durante l’anno non ho occasione di stare molto nella mia casa di Bergamo, così quando non ho appuntamenti in agenda me la godo!
Cosa rappresenta per te Verona, che è ormai diventata casa tua?
È diventato un buon punto di appoggio per svolgere il lavoro atletico insieme al mio preparatore. È una città a misura d’uomo, anche se sono e rimarrò sempre legata alla mia città di nascita che è Bergamo. 
Ultima domanda: meglio la polenta o la pearà?
La polenta.